LA TEMPESTA

Il teatro è una forma d’arte completa e una dimensione aperta a tutti i linguaggi espressivi. Per questa sua identità “elastica” ho scelto di includere nell’abbonamento teatrale di quest’anno anche uno spettacolo di danza: “La Tempesta”, interpretazione coreutica dell’ ultimo enigmatico dramma shakespeariano alla quale abbiamo assistito ieri al Teatro Sociale.

Il forte aspetto magico, visionario, dell’opera originaria deve aver sicuramente stimolato l’ipotesi di transcodificare il testo narrato in pure visioni dinamiche, ma allo stesso tempo la rinuncia dei dialoghi  deve avere  spinto lo sceneggiatore a comporre lo spettacolo in modo lineare e poco metaforico  perché fossero chiari gli eventi narrati. I quadri sono infatti risultati un po’ scanditi e chiusi e la scelta di riordinare temporalmente i fatti (rispetto a quella del Bardo), inserendo persino un video iniziale in cui due bambini in abiti moderni ricordano l’antagonismo dei due fratelli Antonio e Prospero, ha creato semmai indecisione sulla linea estetica che si intendeva proporre.

Sono state invece indubbiamente efficaci la resa delle atmosfere magiche e del vortice di scambi e destini, la traduzione coreografica dei conflitti, ma soprattutto la rappresentazione degli elementi naturali. Le onde umane che rovesciano la scialuppa, la tempesta, l’aria di specchi che ha fatto volare Ariel, sono stati gli ingredienti rappresentativi di maggior impatto.

Pur omettendo alcuni importanti riferimenti dell’ambientazione (come quello al Mar Mediterraneo), gli elementi scenici hanno contribuito a rendere più fluidi e dinamici i passaggi scenici. Le lastre specchianti e monoliti di cartone utilizzati come pedane o rovesciati a domino (come le “pareti della storia”), erano mossi dagli stessi ballerini ed integrati nella coreografia. Il contributo musicale, che spaziava dal sinfonico al progressive house, mi è apparso invece solo superficialmente modellato sui movimenti in scena ma capace comunque di enfatizzarne l’intensità.

Il pubblico sembra essere stato rapito infine soprattutto dalla grande abilità tecnica ed espressiva dei ballerini solisti di Arteballetto, compagnia emiliana che non ha smentito la sua fama. Credo come me molti abbiano trovato incredibile l’interpretazione del rapporto di interdipendenza tra Prospero e Miranda attraverso il dialogo dei loro corpi, in cui quello di  lei è stato continuamente sorretto e letteralmente sventolato da quello del padre.

Corpo, musiche, scenografie, costumi, movimenti… moltissimi sono stati questa volta gli elementi artistici da giudicare per gli studenti e come sempre mi auguro che gli stimoli raccolti possano trasformarsi in materiale per il pensiero e la creazione.

 

 

[immagine tratta da www.lastampa.it]

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